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Auto-espressione, come raccontarsi (davvero) attraverso la scrittura

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Esiste un bisogno fondamentale di auto espressione. Quando questa pulsione è bloccata, il risultato è uno stato di tensione. Uno dei tanti motivi per cui scrivere può far bene è che fondamentalmente la scrittura è di per sé una forma di auto-espressione.

La scrittura naturalmente non è che una delle molte forme di auto espressione esistenti.

Si pensi alla danza. I risultati di uno studio condotto da Anne Krantz, danza terapeuta di San Francisco, ci informano di come, dei vari gruppi studiati, solo quello in cui le persone hanno danzato e scritto ha avuto miglioramenti di salute e rendimento di performance.

Tutte le tecniche di auto espressione diverse dalla scrittura possono essere benefiche, se però vengono associate alla scrittura, divengono efficaci.

Non a caso nel mio lavoro di Psicoterapeuta ho scelto un orientamento Psico-corporeo, dove viene utilizzato alternativamente il non verbale, l’esperienza corporea e diverse tecniche di auto espressione, e strumenti necessari, su cui poi costruire nuove narrazioni, nuove storie in termini verbali. In poche parole, la parola è un canale che preferibilmente andrebbe utilizzato solo dopo avere allentato le difese.

I diversi stili di pensiero: costruttivi e distruttivi

I nostri processi di pensiero possono farci guarire. Se potessimo misurare gli stili di pensiero, potremmo stabilire come essi proteggano le persone dagli effetti negativi di esperienze, emotivamente troppo intense, traumatiche o semplicemente stressanti.

Esistono modi di pensare sani e di livello alto (costruttivi) e meno sani e di livello basso (distruttivi). I pensieri del primo tipo, ovvero di alto livello, sono caratterizzati da una prospettiva ampia, dall’auto riflessione e dalla consapevolezza delle emozioni. Quelli del secondo tipo, di basso livello, si definiscono per la relativa assenza di questi attributi.

Il pensiero di basso livello non consente di guardare ai fenomeni nella loro complessità, di qui la sua pericolosità. Nei momenti di stress il pensiero di basso livello è un modo per distrarsi dalla fonte di stress e dalle sue ovvie conseguenze emozionali.

Il livello di pensiero non è coerentemente associato all’intelligenza, all’età o al sesso, né rimane coerente nel tempo. È associato a temporanee e contingenti impossibilità di controllare emozioni, stress, situazioni specifiche, momenti di vita.

La cosa interessante è che lo stile di pensiero può influire in modi particolari sulle persone.

I costi del pensiero di basso livello

Una serie di studi ha dimostrato come, il pensiero di basso livello, possa avere costi importanti su diverse attività:

  • Cambiamento dello stile generale del pensiero della persona (dall’alto al basso);
  • Negazione ed evitamento di emozioni negative;
  • Blocco di sentimenti e pensieri spiacevoli (che dentro continuano il proprio corso);
  • Attivazione di comportamenti compulsivi (spesso per problemi banali),
  • Meccanismi dipendenti e di difesa per proteggersi dall’ansia (diniego, rimozione, ossessione);
  • Visione rigida sulla vita e incapacità di sviluppare nuovi approcci verso la risoluzione di problemi;
  • Incuranza del corso della propria vita: si vive in modo prevedibile, lasciando che altri agiscano per nostro conto, senza soffrire un granché, ma anche senza essere felici un granché. Senza provare emozioni in generale, senza motivazioni a imparare cose nuove o a sviluppare nuovi interessi;
  • Indirizzarsi verso hobby e abitudini che costringono a un livello basso di pensiero (immergersi completamente nel lavoro, sviluppare una dipendenza dal cibo, dal sesso o dai rapporti con gli altri). Praticare sport in modo sano può aiutare la riduzione degli stressor quotidiani.
  • Mancanza di reale concentrazione rispetto agli scopi nobili che ciascuno potrebbe porsi nella propria esistenza;
  • Insonnia (senza basi biologiche): mentre di giorno ci si può distrarre con attività che consentono di rimanere su una linea di livello di pensiero basso, di notte le cose si complicano. Nell’oscurità non ci sono distrazioni, solo se stessi. In questi casi, consiglio sempre di tenere un taccuino/registratore vicino al letto, per ritornare a dormire quando siamo disturbati da noi stessi, nella notte.
  • Attivazione di un paradosso: se si sfugge spontaneamente alla consapevolezza che qualcosa non va, come si potrà scoprire di cosa si tratta? Come si potrà provare a risolvere ed eventualmente cambiare in meglio la propria vita? La risposta al paradosso può essere dedotta dal proprio comportamento.

Spesso siamo ignari dei nostri stessi bisogni, motivi e conflitti. I pensieri indesiderati possono essere molto subdoli e arrivare a dominare la vita di ciascuno, inducendo uno stile di pensiero di livello basso.

Fortunatamente, se ci mettiamo nella condizione di vedere un calo del nostro livello di pensiero, possiamo anche prendere provvedimenti concreti per affrontare il problema sottostante.

È necessario prestare attenzione a riconoscere i cambiamenti nel proprio stato di salute, nel sonno e nei sogni. Una volta consapevoli dei segnali di allarme, possiamo regolare di conseguenza i livelli di pensiero.

Potrebbe essere venuto il momento di fare un passo indietro e rivalutare lo stile di fronteggiamento delle avversità quotidiane e straordinarie.

Scrivere di pensieri indesiderati è utile, nonostante possa rappresentare una esperienza dolorosa e ansiogena (che di norma sono aspetti temporanei.). Se ci si confronta con la fonte dei propri problemi, diventa meno necessario mantenersi su livelli di pensiero bassi, quindi si può tornare di nuovo “svegli” e, perché no, “vivi”.

Come si può fare tutto questo?

Intanto è necessario iniziare ad accettare i propri pensieri (sembra scontato, ma non lo è).

Iniziare a prestare attenzione alle proprie modalità di gestione di pensieri fastidiosi: pensieri di basso livello, atteggiamenti compulsivi di vario genere e strategie di distrazione.

Poi scriverli con autoconsapevolezza e nel prossimo articolo vedremo come fare.

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