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L’effetto psicologico della quarantena

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All’inizio poteva essere a tratti quasi piacevole.

All’inizio ci poteva stare anche un sorriso: “sto a casa, mi rilasso, guardo film, leggo libri, aperitivo in videochat e intoniamo qualcosa sui balconi, andrà tutto bene”, ma, passano i mesi e prendiamo consapevolezza del fatto che stare rinchiusi per giorni, mentre fuori imperversa una strage di cui ancora non si vede la fine, non è come stare in vacanza.
Ci troviamo in acque sconosciute: non abbiamo idea di cosa accada e potrà accadere, psicologicamente e culturalmente durante o in seguito, un lockdown (inter)nazionale.

Un articolo pubblicato dalla rivista di medicina “Lancet” alcuni mesi fa cerca di analizzare e riassumere gli studi condotti sull’effetto psicologico delle quarantene passate.
Tali studi sono in gran parte stati fatti in seguito a un’altra epidemia da coronavirus che però riuscimmo a contenere: la SARS tra il 2003 e il 2005.
Da questa analisi risulta che isolamenti anche inferiori ai dieci giorni possano portare ad effetti psicologici importanti con conseguenze a lungo termine.
A tre anni da quella quarantena, alcune persone presentavano sintomi da stress post traumatico e ci fu un incremento dell’abuso di alcol e sostanze. Secondo lo studio citato i soggetti più colpiti – in termini psicologici – sembravano essere le donne e i giovani tra i 16 e i 24 anni.

Per molti il lockdown non è solo spiacevole o malinconico. Per molto porterà con se ferite difficili da rimarginare.

Le conseguenze delle perdite registrate a livello economico (perdita del lavoro e/o di reddito) oltre quelle relazionali, sociali ed affettive, si protraggono, rischiando di interferire con le condizioni psicologiche. Dentro le mura di casa sono bloccate ed isolate moltissime persone già fragili, che rischiano di vedere nel lungo periodo delle crepe significative, a livello della salute mentale.

Si possono immaginare situazioni anche complesse e gravi.

Si teme un aumento di livelli di ansia e depressione, tentativi di suicidio e un incremento degli esordi psicotici. 

Si hanno particolari preoccupazioni per le famiglie gravemente disfunzionali dove c’è violenza verbale e fisica e dove ci dovessero essere minori costretti a subirla o ad assistervi senza poter accedere a nessun aiuto esterno, in termini di relazioni sostitutive o di attività di svago e riparazione. A conferma di questi timori il livello di domanda, ad esempio, del reparto di Neuropsichiatria del Bambino Gesù di Roma.

Il lockdown sta rendendo più difficili anche i percorsi di cura dei pazienti, quindi per chi soffre già di un disturbo, potrebbe esserci un peggioramento.

Altro segno di perdita del controllo è l’impennata dei casi di trattamento sanitario obbligatorio. Sì, perché per le persone che si trovano in un regime di isolamento forzoso, che devono rinunciare ai contatti umani, personali o in certi casi terapeutici, è uno scivolo verso il basso.

Ancora oggi purtroppo viviamo in un mondo dove la salute mentale subisce incomprensione e stigma, dove il disagio psicologico non viene trattato idoneamente come un malessere reale, anzi in taluni casi, percepito con leggerezza, ma probabilmente solo perché non si è ancora abbastanza a conoscenza del fatto che le malattie mentali non sono leggerezze.

E il lockdown mette a dura prova la salute mentale delle persone.

Violante Veronesi

3383667736

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