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Il danno causato dai pensieri inespressi

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Un bel giorno, alla cattedra di Psicoterapia, un Professore mi disse: «La scrittura incarna caratteristiche di efficacia riscontrabili in un percorso di Psicoterapia e il suo valore è quello di essere utilizzabile anche su grandi numeri». Queste sue parole non le ho mai dimenticate. Nelle prossime righe vedremo il potenziale più profondo della scrittura espressiva terapeutica. Il primo esperimento su di essa fu svolto nel 1986 da PenneBaker e Bell.

James Pennebaker, Professore emerito di Psicologia all’università Di Austin (Texas) che da anni conduce ricerche sul legame tra la scrittura espressiva e la salute fisica e mentale, fu il vero e proprio inventore della scrittura espressiva.

Inibizione vs Confessione 

Perché le persone di tutto il mondo cercano di raccontare le loro storie?
Esiste negli esseri umani una sorta di spinta innata alla confessione, intesa in senso laico, anche se un riferimento alla religione appare chiaro ed evidente?
Ci fa bene rivelare le nostre emozioni e i nostri sentimenti più profondi? O viceversa può essere dannoso non farlo? Tenere tutto per sé?

Sembra esistere una naturale spinta a confessarsi: in generale la maggior parte degli esseri umani trova che comunicare pensieri sia un’esperienza di apprendimento estremamente gradevole. In effetti si preferisce più parlare che ascoltare.

Il lavoro dell’inibizione è potenzialmente dannoso: nel tempo, può gradualmente influire sulla funzione immunitaria, sul sistema cardiovascolare e sul funzionamento biochimico del cervello e  del sistema nervoso, nonché sul benessere psicologico. La non rivelazione dei nostri pensieri e sentimenti può essere veramente nociva per la salute. Inibendo i nostri pensieri, stati d’animo e comportamenti, aumentiamo il rischio di incappare in malattie, più o meno gravi.

Viceversa, il confronto con pensieri, emozioni e sentimenti più profondi può provocare notevoli benefici sulla salute nel breve, medio e lungo periodo. La confessione (sia essa orale o scritta) può neutralizzare molti dei problemi dell’inibizione come dimostra il fenomeno Psicosomatico. Il fatto che molti disturbi e malattie (forse tutti, ma non ci azzardiamo a dirlo a voce alta) abbiano una componente psicosomatica significativa, ormai non meraviglia nessuno. Ma, solo raramente ci si rende conto della relazione esistente tra certe circostanze psicologiche e le nostre malattie. Quando però questo avviene, spesso si osserva un miglioramento del trend di quella malattia.

Il fatto di scrivere o parlare dei nostri pensieri e sentimenti e di ciò che ci turba può essere salutare e avere l’effetto di modificare i nostri valori profondi, il nostro modo quotidiano di pensare e ciò che proviamo nei nostri stessi confronti.

Ma tra il parlare e lo scrivere vi sono importanti differenze.

 

I rischi dell’inibizioneattiva 

Quanto detto ha a che fare con gli stati psicologici opposti del trattenere e dell’esprimere.
Ora vediamo meglio cosa può comportare l’inibizione attiva.

  • Lavoro fisico. Per inibire pensieri, sentimenti o comportamenti è necessario un lavoro fisiologico. L’inibizione attiva implica che le persone si trattengano o si frenino coscientemente o in qualche modo si sforzino di non pensare, agire, sentire, pur non rendendosene conto.
  • Cambiamenti biologici a breve termine o immediati (ad esempio, maggior sudorazione) influendo sulla salute a lungo termine. La probabilità di ammalarsi o di sviluppare problemi
    fisici e psicologici associati allo stress è più alta. L’inibizione attiva, da considerarsi come un fattore di stress psicofisico, implica il fatto che quanto più intenso deve essere lo sforzo di inibizione, tanto maggiore sarà la sollecitazione dell’organismo.
  • Modifiche dell’abilità di pensiero. Inibendo la parola su pensieri e avvenimenti perdiamo la funzionale integrazione nella nostra personale esperienza di vita. Di conseguenza, esperienze significative inibite, affioreranno sotto forma di ruminazioni, sogni ed altri disturbi del pensiero collegati.
  • Pensieri involontariamente ricorrenti. Questi possono incrementare e/o provocare livelli di ansia e depressione, insonnia e diversi altri problemi di salute fisica e psicologica. 

Diversamente, il confronto aiuta le persone a comprendere e poi ad assimilare, integrare gli eventi.
Se ci si confronta psicologicamente con altri (competenti) o con se stessi in modo adeguato su emozioni, pensieri, sentimenti ed eventi (anche traumatici), intanto si possono bypassare gli effetti dell’inibizione, sia sul piano cognitivo sia su quello fisiologico.

Di qui il valore del tradurre gli eventi in linguaggio. Una volta tradotta in parole, l’esperienza può essere compresa, integrata e superata. Culturalmente siamo resistenti a dare corpo e parola a
sensazioni negative, per tutta una serie di condizionamenti ma la verità è che siamo nell’epoca della ricerca di metodi ossessivi basati sul far finta che non sia mai successo niente, mentre invece niente è più utile del cercare di comprendere fino in fondo che cosa ci è accaduto e perché.

C’è dell’altro: il dilemma dell’orso bianco 

Le persone che hanno preso parte ai numerosi esperimenti sulla scrittura, in cui si trovano a scrivere di segreti profondamente personali, incorrono in una trasformazione temporanea di alcuni aspetti della loro personalità. I tentativi di inibire i pensieri in realtà li esacerba. Se vi sono pensieri proibiti o inaccettabili, concedetevi di pensarli. Rendere accettabile un pensiero inaccettabile è il primo passo per pensare in modo sano.

Un esempio pratico di ciò è “Il dilemma dell’orso bianco”. Provate a non pensare ad un orso bianco per almeno un minuto dopo aver letto la frase. Non ci riuscite? Questo esperimento semplice fa parte di una serie di interessantissimi studi dai quali è possibile riscontrare come le persone facciano molta fatica a togliere dalla propria mente pensieri ed immagini mentali indesiderate.

Se non si riesce a non pensare ad un orso bianco, figuriamoci a pensieri ed immagini mentali seriamente indesiderate, inaccettabili o pensieri psicologicamente pericolosi: più pensiamo di sopprimerli, più riaffioreranno alla coscienza.

 

 

Violante Veronesi

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