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La Danza della Regolazione

La Danza della Regolazione: Comprendere l’Interiorizzazione attraverso i Tre Principi di Salienza

Tabella dei Contenuti

Introduzione

La comprensione del processo di interiorizzazione durante la prima infanzia è essenziale per decifrare la complessità dello sviluppo psichico umano.

Attraverso l’esame dei tre principi di salienza – la regolazione attesa, la rottura e la riparazione ed i momenti affettivi intensi – possiamo iniziare a comprendere come il bambino organizza la sua esperienza del mondo.

Questi principi non solo illuminano le origini dell’interiorizzazione ma stabiliscono anche ponti vitali tra la ricerca sull’infanzia e il trattamento degli adulti.

La danza tra regolazione, rottura e riparazione nell’interazione madre-bambino costituisce il fulcro dello sviluppo affettivo e relazionale del bambino.

Questi processi, fondamentali per il legame affettivo, influenzano profondamente la formazione delle aspettative relazionali e l’organizzazione interna, estendendo il loro impatto ben oltre l’infanzia fino all’età adulta.

I Tre Pilastri dell’Interiorizzazione

La regolazione attesa, la rottura e la riparazione ed i momenti affettivi intensi servono come fondamenti su cui il bambino costruisce le sue aspettative sulle interazioni sociali.

Questi principi agiscono insieme, influenzando percezioni, cognizioni, azioni e affetti, organizzando così le prime rappresentazioni del sé e dell’altro.

Essi forniscono una struttura gerarchica che aiuta a navigare attraverso le complessità delle relazioni umane fin dalla tenera età.

Dai Modelli di Interazione alla Costruzione del Sé e dell’Oggetto

Le prime interazioni madre-bambino sono fondamentali per lo sviluppo delle rappresentazioni del sé e dell’oggetto.

Attraverso un modello trasformativo di queste rappresentazioni, si vede che l’interiorizzazione è un processo dinamico, costruito e trasformato dall’interazione reciproca e continua.

Questo processo dinamico sottolinea come le rappresentazioni emergenti di sé e dell’altro siano modellate dall’interazione e dalla regolazione diadica.

Rappresentazione e interiorizzazione nella prima infanzia

I tre principi di salienza

Di seguito viene trattato il modo in cui la mente si organizza nell’interazione.

Al fine di chiarire il processo d’interiorizzazione, sono stati proposti tre principi di salienza, tre principi organizzativi fondamentali, che stabiliscono quali eventi siano salienti per il bambino e organizzino le sue aspettative sull’incontro interattivo.

Essi definiscono in modo più approfondito i processi di autoregolazione e di regolazione interattiva e consentono di formulare ipotesi riguardo a come le aspettative sulle interazioni sociali si modellano e divengono salienti nel primo anno di vita.

Stabiliscono nuovi punti di contatto tra l’infant research ed il trattamento degli adulti.

Offrono una definizione gerarchica dei livelli interattivi, organizzati temporalmente su 3 livelli: il modello generale, una sequenza e un momento, da considerare come serie concatenate in cui ciascun livello ingloba il successivo.

Ciascuno dei principi offre una prospettiva diversa delle rappresentazioni e delle origini dell’interiorizzazione.

Le rappresentazioni del sé e dell’oggetto si basano sulle capacità percettive, sui modelli di interazione e sulle abilità emergenti di categorizzazione, astrazione e simbolizzazione.

Comprendere in che modo le rappresentazioni siano organizzate dai principi di salienza aiuta a conoscere meglio le origini dell’interiorizzazione.

Gli autori Beebe e Lachman propongono un modello di interiorizzazione in cui entrambi i partecipanti della relazione costruiscono l’autoregolazione a la regolazione interattiva, all’interno del quale i principi di salienza organizzano le rappresentazioni e le aspettative sulle modalità di regolazione diadica, dunque il nucleo dell’organizzazione psichica.

Perchè 3 principi?

Principio di regolazione attesa:

Le regolazioni attese e prevedibili nell’interazione made-bambino creano delle aspettative che organizzano l’esperienza di quest’ultimo.

Principio di rottura e riparazione:

Altra ipotesi riguarda la possibilità che le esperienze del bambino si organizzino in base al riconoscimento di qualcosa che modifica o rompe l’interazione, provocando una violazione delle sue aspettative e di conseguenza, lo sforzo di riparare la sua rottura.

Principio dei momenti affettivi intensi:

Infine è possibile che siano i momenti affettivi intensi, positivi o negativi, ad organizzare le esperienze.

Gli autori partono dal presupposto che questi principi debbano essere considerati “insieme”, per avere un quadro completo del potenziale organizzativo dell’interazione.Questi 3 principi rappresentano differenti angoli di ripresa, che interagiscono continuamente, organizzando percezioni, cognizioni, azioni, affetti (componenti di tutti e 3 i principi) e livelli di attivazione.

Le rappresentazioni del Sé e dell’oggetto si basano sui modelli di interazione

E’ condiviso che i modelli relazionali vengono organizzati sia dall’autoregolazione, sia dalla regolazione interattiva.

L’influenza della regolazione diadica si integra con il contributo fondamentale dell’autoregolazione.

Con l’intento di studiare le rappresentazioni del sé e dell’oggetto, gli autori hanno adottato un modello trasformativo delle rappresentazioni, considerandole un processo dinamico, in cui gli schemi sono costruiti e trasformati, in base all’influenza reciproca attesa momento per momento tra i 2 partner.

Ciò che viene rappresentato è lo stesso processo interattivo dinamico.

Le rappresentazioni sono classificazioni più o meno stabili di informazioni organizzate su una sequenza interattiva attesa, modellate dal processo attivo di costruzione e ricostruzione delle info in entrata.

Lo sviluppo consiste in un processo di continua ristrutturazione delle relazioni tra persona e ambiente.

La prevedibilità risiede nelle transazioni tra il bambino e l’ambiente, nelle loro continue trasformazioni; fondamentali a questo fine sono le capacità di riconoscere e ordinare i modelli, aspettarsi ciò che è prevedibile e invariante, e crearsi categorie in base a tutto questo.

La capacità di categorizzare le esperienze organizza la memoria, il linguaggio e la funzione simbolica.

Nel bambino, a livello pre-simbolico, si compie una rappresentazione di categorie, rappresentazioni di elementi comunica a un insieme di esperienze caratteristiche, nonché di interazioni interpersonali.

Già dal primo anno le interazioni saranno categorizzate e rappresentate in base ai 3 principi di salienza.

Nel corso del primo anno, le rappresentazioni vengono codificate dai bambini come informazioni implicite e non verbali, di tipo motorio, istintuale, visivo, acustico; non necessariamente saranno tradotte in forma linguistica.

Con l’avvento della simbolizzazione, dopo il primo anno, i contenuti delle rappresentazioni vengono tradotti in forma verbale, registrati in forma linguistica.

Sia il verbale, sia il non verbale sono virtualmente accessibili alla coscienza, ma i processi di elaborazione implicita in certe condizioni, possono divenire inaccessibili all’attenzione e al linguaggio e continuare ad operare e ad influenzare ciò che si fa o si sente.

Il principio di regolazione attesa

E’ il più importante principio organizzativo delle rappresentazioni.

Viene definito come ciò che organizza l’esperienza.

Si riferisce ai modi caratteristici e prevedibili in cui si svolge l’interazione.

Crea un sistema di norme condivise, che regola il comportamento dei due partner. Eì basato su un modello di regolazione sistemica.

Nel bambino, il processo di regolazione si basa sulla capacità di osservare e preveder ciò che si ripete nell’ambiente e sulla capacità di comprendere che il comportamento provoca conseguenze.

Il neonato è in grado di individuare contingenze, relazioni attese tra i propri comportamenti e le corrispondenti risposte ambientali.

Può sviluppare aspettative; a seconda delle risposte ambientali contingenti saranno influenzate la sua attenzione, la memoria, le emozioni, e l’apprendimento.

Il bambino percepisce relazioni prevedibili tra gli eventi ambientali ed il suo comportamento e si aspetta di venire influenzato dall’ambiente, così come da chi si prende cura di lui.

Il principio di regolazione attesa comprende tutti i modi caratteristici in cui i due partner regolano le comunicazioni.

Questo vale sia per i modelli positivi, sia per quelli negativi, tanto per l’autoregolazione quanto per la regolazione interattiva.

Il principio di regolazione attesa evidenzia come le aspettative di comportamento prevedibile e normativo tra madre e bambino organizzino l’esperienza relazionale.

Questa anticipazione di regolarità e coerenza nelle interazioni stabilisce un modello per la sicurezza emotiva e la stabilità affettiva.

Principio di regolazione attesa e integrazione tra autoregolazione e regolazione interattiva

Tra gli autori che si sono occupati dello sviluppo del se e delle strutture psichiche infantili, alcuni hanno considerato l’integrazione dei due processi: autoregolazione e regolazione interattiva.

Perché avvenga una adeguata autoregolazione, è necessario che ci sia anche una adeguata regolazione reciproca, e viceversa: l’integrità dell’autoregolazione influenzerà la qualità della regolazione interattiva.

Uno degli autori che ha sostenuto questa tesi, Sander, arrivò alla conclusione secondo cui ogni processo di regolazione si basa sull’integrazione tra autoregolazione e regolazione interattiva.

Uno studio di Field (1981) ha dimostrato in che modo questi due processi costituiscano un sistema interdipendente. L’allontanamento dello sguardo è il mezzo principale del bambino per dosare il livello di stimolazione e regolare il proprio stato di attivazione.

L’esperimento ha mostrato in che modo il bambino distoglie lo sguardo per compiere un’autoregolazione.

Ciò influenza anche il processo di regolazione interattiva: se la madre riesce a considerare l’allontanamento dello sguardo del bambino un segnale per abbassare il livello di stimolazione, mentre il bambino regola il proprio stato di attivazione, e se il bambino riesce a trarre profitto dall’abbassamento di stimolazione da parte della madre, tornando a guardarla, allora si stabilirà una adeguata regolazione interattiva.

Altrimenti, se la madre gli “darà la caccia”, aumentando il livello di stimolazione del bambino, si avrà un’interferenza sia nell’autoregolazione sia nella regolazione interattiva del bambino, che risponderà distogliendo lo sguardo ancora più a lungo e ritirandosi ancora più rigidamente.

Anche Gianino e Tronick (1988) hanno elaborato un modello integrato dell’autoregolazione e della regolazione interattiva, mostrando il repertorio di capacità autoregolatorie del bambino; e sostenendo che gli stessi comportamenti con cui il bambino regola il proprio stato di attivazione funzionano al tempo stesso come regolazioni interattive.

Tronick (1989), nel suo esperimento del “volto immobile” fornisce dati sperimentali che dimostrano come il tipo di regolazione interattiva sia associato al grado di adattività dell’autoregolazione.

L’integrazione tra autoregolazione e regolazione interattiva è strettamente connessa alle teorie dello sviluppo diadoco delle rappresentazioni. L’attuale tesi secondo cui il sè e l’oggetto e le loro rappresentazioni sono radicati in modelli relazionali, è valida solo a condizione che il concetto di struttura relazionale comporti un’integrazione tra autoregolazione e regolazione interattiva.

Considerare l’interazione diadica come la sola fonte di organizzazione psichica ignora il contributo ugualmente cruciale delle capacità autoregolatorie dell’organismo.

Il principio di Rottura e riparazione

Il principio di rottura e riparazione organizza i modelli di interazione in base alle violazioni delle aspettative e ai relativi sforzi di risolvere queste rotture.

I bambini sono attenti alle conferme o violazioni delle aspettative e ne sono influenzati.

Anche il neonato possiede notevoli capacità di percepire relazioni contingenti tra il suo comportamento e gli eventi ambientali e soprattutto di prevedere quando determinati eventi si ripeteranno.

Vedi gli studi di DeCasper e Cartens (1980) e di Stern (1985). Il concetto di rottura è stato impiegato per indicare fenomeni di diversa gravità. Le rotture vanno lungo un continuum da forme moderate e prevedibili a forme più gravi.

Le metafore “rottura e riparazione” stanno ad indicare l’intera gamma dei fenomeni.

Per disgiunzione normativa invece si intendono i casi di non corrispondenza che possono avvenire nelle normali interazioni. Possono o meno riguardare violazioni di aspettative e possono essere riparate in modo relativamente facile.

Non tutte le violazioni di aspettative, tra l’altro, vengono vissute come dirompenti.

Il principio di rottura e riparazione è comprovato da tre fonti di dati: gli esperimenti, lo studio delle normali interazioni, i casi clinici.

Emerge che il modello interattivo di rottura attesa organizza anche lo stile autoregolatorio del bambino, che impara ad attendere rotture croniche ed una serie di conseguenze dei suoi sforzi autoregolatori: accanto all’aspettativa di una regolazione interattiva disturbata, si organizza anche uno stile autoregolatorio associato.

L’equilibrio tra autoregolazione e regolazione interattiva è compromesso.

Quando l’autoregolazione poi diviene il fine predominante, si creano i presupposti per la psicopatologia. (Tronick, 1989).

Le interazioni con gli altri saranno percepite come negative; la rottura cronica diventa aspettativa di rottura e non riparazione e questa aspettativa organizzerà le nuove interazioni.

Il principio di rottura e riparazione mette in luce l’importanza delle discontinuità nelle interazioni diadiche e degli sforzi congiunti per superarle.

Queste dinamiche non solo testano ma rafforzano il legame, promuovendo una maggiore resilienza emotiva e la capacità di affrontare l’incertezza e il conflitto nelle relazioni future.

Il principio dei momentivi affettivi intensi

Il principio dei momenti affettivi intensi rappresenta il terzo principio organizzativo fondamentale.

E’ proprio nel corso della sperimentazione dei momenti affettivi intensi che il bambino sperimenta una profonda trasformazione del proprio stato. Anche questo principio può organizzare i modelli di interazione.

Mentre l’affetto è presente anche negli altri principi, l’affetto intenso è un aspetto peculiare del processo di creazione delle aspettative, tanto da giustificarne l’uso in quanto principio organizzativo a se stante.

Gli affetti

I bambini hanno modi innati e facilmente osservabili di esprimere gli affetti: attraverso il volto, la voce e il corpo. I neonati sono in grado di esprimere interesse, gioia, disagio, disgusto, sorpresa; è stato osservato che questi schemi interattivi sono probabilmente universali. Già nei primissimi scambi gli affetti sono regolati in modo sottile e complesso.

Tomkins parla di una funzione amplificante dell’affetto. Gli affetti intensi derivano la loro forza da questa funzione amplificante. GLi affetti possono essere intensi o moderati, variando per intensità, grado di urgenza e di espressione e naturalmente per categoria.

Per momento affettivo intenso si intende “l’espressione completa da parte del bambino di qualsiasi pattern facciale o vocale, o un pianto, purchè accompagnati da un’intensa attivazione corporea”.

I momenti intensi

Pine (1981) ritiene che i momenti affettivi intensi abbiano un ruolo fondamentale nell’organizzazione della psiche, delle percezioni e dei ricordi. Il loro impatto organizzante può durare nel tempo.

Un esempio di momento intenso è rappresentato dagli stati prototipici di fusione tra madre e bambino e nei momenti di intensa attivazione negativa in assenza di gratificazione e conforto. Questo concetto include anche i momenti affettivi intensi relativamente rari che non appartengono all’esperienza quotidiana.

I momenti sovraccaricati affettivamente possono essere considerati categorie prototipiche di esperienze affettive simili. Il potenziale organizzativo dei momenti affettivi intensi dipende quindi dalla capacità del bambino di categorizzare e aspettarsi esperienze simili e naturalmente dall’intensità del momento affettivo stesso.

Poichè le aspettative giocano un ruolo nell’organizzazione dei momenti affettivi intensi, in questo caso dobbiamo prendere in considerazione anche il principio di regolazione attesa.

I singoli eventi

Anche il trauma è un momento affettivo intenso, ma più che il prototipo di una categoria di esperienze simili esso rappresenta un singolo evento. E’ difficile stabilire se nell’infanzia possa verificarsi un singolo episodio traumatico.

Alcuni studi sperimentali suggeriscono che in realtà, anche un singolo evento può organizzare l’esperienza infantile.

Dati provenienti da casi clinici di pazienti adulti, testimoniano come un singolo evento traumatico accaduto nell’infanzia possa organizzare l’esperienza del paziente.

I momenti negativi intensi

Dati sperimentali suggeriscono che momenti affettivi negativi non solo possono organizzare i ricordi, ma anche interferire con essi.

Nel bambino, la rappresentazione mnestica degli eventi è più elaborata di quanto si pensasse in passato e include non solo la scena dettagliata dell’apprendimento, ma anche lo stato emotivo associato.

L’impatto organizzante dei momenti affettivi intensi

Risultati di ricerche ed esperimenti, mostrano chiaramente che il bambino è capace di conservare il ricordo anche di un singolo evento. Il singolo evento immagazzinato può includere un affetto intenso e organizzarsi nel tempo.

I momenti affettivi intensi hanno potenzialmente un impatto organizzante, poichè nel momento in cui si verifica un affetto intenso, ha luogo una trasformazione di stato, in cui è possibile includere cognizione, affetto e livello di attivazione fisiologica.

Le prime trasformazioni di stato sono legate sia all’autoregolazione sia all’aspettativa che la regolazione interattiva faciliterà o ostacolerà queste trasformazioni.

L’Intensità dell’Affetto: Momenti Che Modellano l’Esperienza

I momenti affettivi intensi giocano un ruolo cruciale nell’organizzazione psichica del bambino.

Sia gli affetti positivi che negativi intensi hanno il potere di trasformare lo stato del bambino, influenzando profondamente le aspettative sulle interazioni future e sullo sviluppo delle rappresentazioni interne.

I momenti affettivi intensi, siano essi di gioia condivisa o di disagio, sono potenti organizzatori dell’esperienza emotiva e relazionale. Questi picchi affettivi agiscono come catalizzatori per il cambiamento e la crescita emotiva, segnando punti di svolta nello sviluppo del sé e delle capacità relazionali.

I tre principi e gli affetti

I tre principi ci offrono una visione differenziata dell’organizzazione dell’esperienza infantile.

Per esempio, gli affetti sono regolati da tutti e tre, ma differentemente. La regolazione non corretta dell’attenzione, degli affetti e del livello di attivazione, organizzerà aspettative di autoregolazione e regolazione interattiva, non ottimali.

Nelle sequenze di rottura e riparazione, la regolazione affettiva mira a una trasformazione dell’affetto, da positivo a negativo e di nuovo a positivo. Quando le aspettative sono violate, il bambino può anticipare la rottura e nel caso in cui questa sia difficilmente reparabile, il bambino può sviluppare una aspettativa di non-riparazione.

I tre principi e le esperienze corporee

I tre principi permettono anche di osservare in che modo si organizzano le esperienze corporee: in questo senso si intendono percezioni, cognizioni, affetti e attivazioni, come esperienze corporee.

Secondo il principio di regolazione attesa, gli stati corporei organizzano l’esperienza nella misura in cui sono ripetuti e attesi. I processi di autoregolazione e regolazione interattiva variano in relazione a ciò che è in primo piano e ciò che è sullo sfondo.

Ciò che viene organizzato è l’aspettativa che i bisogni corporei impellenti saranno o non saranno regolati in modo adeguato, insieme all’affetto e al livello di attivazione associati.

Il ruolo cruciale del corpo è particolarmente evidente nel principio dei momenti affettivi intensi, perchè questi sono anche stati corporei intensi.

Per quanto riguarda il principio di rottura e riparazione, le esperienze corporee si verificano quando la regolazione interattiva non è in grado di sostenere adeguatamente l’autoregolazione. In questo caso le esperienze corporee stravolgono il processo autoregolatorio.

Quando invece la regolazione interattiva è più adeguata a organizzarsi è l’aspettativa della rottura di una regolazione corporea adeguata o ancora in caso di riparazione, l’aspettativa di una trasformazione che riporti lo stato a livelli più accettabili.

I tre principi di salienza consentono di determinare quali aspetti dell’esperienza diventeranno centrali e prioritari. Si parte dall’assunto che essi interagiscano nell’organizzazione delle rappresentazioni, ma ci possono anche essere predisposizioni individuali verso un principio in particolare o verso una data forma di regolazione, che daranno vita a rappresentazioni diverse della relazione tra il sé e l’altro.

Integrazione dei Principi nella Terapia degli Adulti

Comprendere i principi di salienza e il loro impatto sullo sviluppo psichico offre preziose intuizioni per il trattamento degli adulti. Questa comprensione aiuta i terapeuti a cogliere i modelli di autoregolazione e regolazione interattiva dei loro pazienti, illuminando percorsi verso la guarigione e la comprensione di sé.

Riconoscere l’impatto di questi principi di salienza può trasformare la pratica terapeutica con gli adulti.

Comprendendo come le prime esperienze di regolazione, rottura e riparazione modellino le aspettative relazionali e la capacità affettiva, i terapeuti possono meglio navigare i modelli di attaccamento dei loro pazienti e facilitare la riparazione delle ferite relazionali.

Conclusione

La comprensione profonda dei principi di regolazione attesa, rottura e riparazione offre un quadro ricco per esplorare la natura dinamica delle relazioni umane. Attraverso queste lenti, possiamo vedere come i legami affettivi si formano, si rompono e si rinnovano, fornendo una base solida per la crescita emotiva e relazionale lungo tutto il corso della vita.

I tre principi di salienza offrono una finestra unica sul processo di interiorizzazione nella prima infanzia, rivelando come le prime esperienze di interazione plasmino le aspettative future e le rappresentazioni del sé e dell’altro.

Questa comprensione arricchisce la pratica terapeutica, permettendo una maggiore sintonia con i bisogni emotivi e relazionali dei pazienti.

Domande Frequenti

  • Q: In che modo il principio di rottura e riparazione influisce sulla resilienza emotiva?
  • A: Questo principio mostra come affrontare e superare le discontinuità nelle relazioni rafforza la capacità di gestire conflitti e incertezze, promuovendo la resilienza e una maggiore flessibilità emotiva.
  • Q: Come si collegano i tre principi di salienza al trattamento degli adulti?
  • A: I principi aiutano i terapeuti a comprendere le radici delle strategie di autoregolazione e regolazione interattiva dei loro pazienti, fornendo spunti per affrontare questioni relazionali e di attaccamento.
Questo articolo enfatizza l’importanza di comprendere i processi di regolazione interattiva e autoregolazione fin dalla prima infanzia e le loro ripercussioni sullo sviluppo emotivo e relazionale, oltre a offrire spunti preziosi per il trattamento terapeutico degli adulti.

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