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National Pet Day

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Oggi è il National Pet Day

Chiunque abbia un animale, sa che non passa giorno in cui non lo si festeggi, in un modo o nell’altro ciascuno a modo suo lo fa!

Quella creatura ti rende felice – e non è tutto. Negli ultimi 10 anni, il National Institute of Health (NIH) è stato partner di una ricerca volta a determinare i benefici fisici e mentali di avere un animale domestico. Si scopre che non solo gli animali domestici possono rubare i nostri cuori, ma contribuiscono anche alla salute cardiovascolare generale, arrivando a produrre un abbassamento dei livelli di cortisolo, colesterolo e pressione sanguigna.

Dovrebbero esistere persone più simili ai nostri animali.

Io ne faccio ogni giorno esperienza con il  “mio” cane. Dove mio è virgolettato perché so bene che nessuno è di nessuno, ma rende l’idea. Avere un cane solo parzialmente è prendersene cura, perché spesso ho l’impressione che sia esattamente il contrario.

Ogni giorno ho occasione di constatare che “i cani hanno capacità innate molto sviluppate, che li aiutano da sempre a capire come comportarsi con gli umani, come addestrarli e come curarsi di loro. In genere non hanno quindi bisogno di approfondire questi temi ricorrendo a studi specialistici. A volte gli umani sono più strani di quanto la fantasia del cane possa prevedere e a volte sono capaci di creare delle situazioni in cui la mancanza di complesse nozioni di psicologia lascia spiazzato anche il cane mentalmente più agile.” (Razionalità canina e irrazionalità umana, G. Ravaglia)

Da sempre il cane viene considerato il migliore amico dell’uomo. Ma perché?

Perché riesce ad avvicinarsi ed a comprenderlo. Perché conosce il valore dell’amicizia, della solidarietà e della fedeltà al branco e al suo amico/padrone. Perché i cani hanno imparato e insegnano ad amare e a fidarsi, ad affidarsi.

Quanto hanno da insegnarci

“La più grossa differenza esistente fra la mente umana e quella canina riguarda la capacità di rielaborazione dei dati empirici. Non si vede mai un cane fare due volte la stessa azione, se nel primo caso essa ha prodotto dei risultati devastanti. Ad esempio, se un cane decide di provocare un cavallo e riceve una zoccolata nei denti, capisce immediatamente che la lotta con i cavalli è uno sport da evitare.”

A differenza di molti esseri umani autodistruttivi, “i cani, invece, danno molta importanza alle esperienze fatte. Evitano con cura la ripetizione di esperienze negative e ripetono quelle positive in ogni circostanza che le rende possibili.” (G. Ravaglia)

Su un piano affettivo – emotivo, il rapporto con un cane può dare moltissimo. Si possono superare blocchi e paure. Ci si può sentire meno soli. La compagnia di un cane è un antidoto molto potente nei confronti della solitudine umana.

I cani forniscono ogni giorno strumenti di pertinenza delle più efficaci tecniche di regolazione dello stress e possono essere maestri nell’apprendimento del linguaggio non verbale, corporeo, proprio-cettivo. Si pensi agli innumerevoli corsi sull’apprendimento di tecniche finalizzate ad imparare a respirare e a stabilire un rapporto ‘sentito’ con il corpo: non sarebbe sufficiente osservare un cane e respirare come lui/lei?

Il contatto fisico che un cane stabilisce con il suo amico umano, inoltre, è fonte di influenze ormonali positive, soprattutto in una fase come quella che stiamo vivendo, in cui il contatto è fortemente limitato, se non in certe situazioni, assente.

Equilibrio

“Le differenze fra gli atteggiamenti tipici degli umani e dei cani sono fondamentalmente riconducibili al fatto che i cani hanno un solido equilibrio emozionale mentre gli umani hanno un equilibrio decisamente labile” (G. Ravaglia).

Questo perché il funzionamento emotivo degli umani e dei cani dipende dai primi momenti della vita, fino ai primi anni. Possibilmente i cani, nelle fasi iniziali delle proprie esistenze sono meno esposti, rispetto a tanti esseri umani, a situazioni ambigue e sofferte, che creano il terreno della maturazione affettiva.

Racconta Ahley Montagu nel suo libro ‘Il linguaggio della pelle’, di quanto e come la stimolazione della lingua della mamma sul corpo neonato del cucciolo, come osservabile tra i cani ad esempio, sia necessaria e fondamentale per lo sviluppo del senso di se, a livello corporeo e psicologico. Questo processo in termini umani è incarnato dalle spinte durante il parto, dalle contrazioni, quelle contrazioni spesso anestetizzate dai parti indotti, dai cesarei e dalle punture funzionali al sentire meno dolore, delle mamme umane. Quelle rassicurazioni corporee della mamma cane avrebbero e hanno un senso e una funzione ben più complessi, di quanto si possa immaginare. In qualche misura possiamo presumere che tutto quello che in quanto umani ci ha allontanato dal nostro essere selvaggi, solo apparentemente è utile. Quelle forme a tratti nevrotiche con cui si accolgono i bambini in vita, il più delle volte andrebbero evitate e sostituite o integrate con qualcosa di più sano. Come ad esempio le risultanze delle più recenti ricerche confermano, il contatto fisico. Contatto fisico, oculare, tattile, che poi diviene altro ovvero un modello operativo interno di attaccamento alla vita che può essere più o meno sicuro, ma che si vedrà in effetti, solo col passare del tempo. Questo tipo di contatto autentico e semplice, i cani lo sanno dare e contraccambiare, sicuramente insegnare.

Crescere con un cane

A tal proposito è utile una riflessione sul valore enorme e sulla fortuna che hanno i bimbi nati in famiglie con un cane. “Alcuni bambini cresciuti con dei cani in casa riescono a compensare parzialmente la mancanza di esperienze emotive autentiche, ma questo accade per circostanze casuali. Infatti, non capita mai che i genitori ricorrano appositamente ai cani per utilizzare le loro competenze: cercano piuttosto di ottenere consigli da persone emotivamente collocabili al loro stesso livello (pedagogisti, pediatri, preti, e … psicologi!).”

Vi sono quindi, alcune competenze innate che riguardano gli animali e il cane come animale domestico, che andrebbero tenute in conto e che potrebbero essere incluse nello schema educativo di ogni bambino/a.

Il contagio emozionale

Come si sa tra persone ci si contagia emozionalmente, come tra cani e persone. Senza alcun dubbio il contagio da cane a persona è sempre in positivo.

Viceversa è possibile notare come il primo, il cane, sia suscettibile rispetto ai cambi umorali del secondo, l’umano, a conferma di un contagio emozionale a tutto tondo.

Razionalità vs irrazionalità

Va osservata un’importante differenza anche su un piano più razionale.

“Le emozioni dei cani sono razionali e si manifestano in modo autentico ed indiscutibilmente chiaro, mentre le emozioni umane sono spesso irrazionali e sono manifestate solo parzialmente o in modo distorto e quindi incomprensibile. Alcune eccezioni confermano questa regola: alcuni cani massicciamente plasmati dagli umani diventano irrazionali come i loro padroni e alcuni umani (amanti della vita e degli animali) riescono a provare e ad esprimere emozioni profonde”(G. Ravaglia).

L’autenticità

Le emozioni nei cani sono semplici, i cani non manipolano ed in quanto “liberi da pseudo-emozioni complesse e distorte tipicamente umane, come l’orgoglio, la presunzione, il rancore, l’invidia, ecc., i cani hanno un’immagine realistica di loro stessi. Nessun cane indegno di rispetto insisterebbe per essere capo di un branco. Se un lupo affronta il capobranco per occupare il suo posto e viene sconfitto accetta la sconfitta, rispetta il capobranco come leader e continua ad avere un buon rapporto con se stesso, con il vincitore e con la comunità di cui fa parte. Gli umani invece non si prendono così facilmente la responsabilità dei loro successi o dei loro insuccessi. Non si assumono nemmeno la responsabilità delle loro emozioni” (G. Ravaglia). Tra umani e cani c’è la sostanziale e vitalizzante possibilità offerta dall’essere in contatto con le emozioni e dall’agirle. Senza troppi pensieri su. Chiaramente non si vuole levare peso e valore al livello del pensiero, ma solo proporre una riflessione sulla possibilità che abbiamo di apprendere un linguaggio più semplificante, a volte più direzionato verso lo stare bene. Che tra noi umani è facile dimenticare. Essere quel che si è, avvicinandosi sempre più all’essenza. Essere se stessi è sinonimo di accettazione e di bellezza.

Qui e ora

Aggiungiamo a questo modo di essere autentici, il potenziale canino dello stare nel qui e ora. Se ci facciamo caso, ci rendiamo conto di quanto noi umani spendiamo intere vite nella ricerca del benessere nel qui e ora. Loro no. E’ una dote innata, naturale e spontanea, in funzione della quale “vivono costantemente nel presente e quindi accettano in ogni istante la totalità del loro essere. Gli umani continuano a stupirsi quando soffrono o ad arrabbiarsi quando qualcosa li frustra, come se fossero vittime di ingiustizie. In tal modo, rifiutando pregiudizialmente il dolore inevitabile, finiscono per aggiungere alla loro esperienza ulteriori sofferenze irrazionali e non necessarie, costituite da stati d’animo nevrotici e distruttivi. Questi dati depongono a favore di un’ipotesi che molti cani da tempo sostengono: l’uomo non è un animale intellettualmente inferiore, pur dando questa impressione, ma per ragioni emotive si rifiuta di capire alcune cose molto elementari o, se le comprende, non ne ricava le necessarie conseguenze”, ovvero le più adeguate considerazioni consequenziali. I Cani sono sempre interamente coinvolti nel loro presente, con tutta l’intensità dei loro desideri, dei loro sentimenti, della loro attenzione” (G. Ravaglia). I cani possono insegnare a stare nel qui e ora e a goderne. Basta fermarsi, osservarli e provare a sentirsi. Correndo il rischio di sentire quello che c’è, senza la pretesa di anestetizzarlo.

L’assenza di difese

Di un cane ti puoi fidare. E il suo atteggiamento è sempre realisticamente vero.

“L’assenza nei cani degli atteggiamenti difensivi tipicamente umani rende i cani infinitamente più affidabili degli uomini. Oltre a non essere mai deliberatamente falsi (per convenienza o per opportunismo), i cani non manifestano nemmeno quel tipo di falsità inconscia che caratterizza i contatti umani. Ad esempio se i cani desiderano o temono qualcosa, trasmettono in modo assolutamente chiaro il loro stato d’animo. Un cane che ringhia non sta tentando di aumentare la sua autostima e un cane che dorme non sta rifiutando depressivamente l’idea di svegliarsi e combinare qualcosa di buono. Gli umani invece possono dichiarare (anche in buona fede, cioè con limpida inconsapevolezza) dei sentimenti, per poi negarli con comportamenti di segno opposto, dipendenti da fattori inconsci. I cani che manifestano affetto, protettività, sottomissione, paura, ostilità sono assolutamente affidabili; possono essere obbedienti per paura, ma mai affettuosi per paura” (G. Ravaglia).

Questa realtà canina è utile per farci riflettere su quanto ci difendiamo in virtù delle nostre resistenze, paure, assetti cognitivi e modelli caratteriali. “Anche i cani più acuti e inclini al ragionamento stentano a comprendere i disturbi psicologici degli esseri umani. Ingenuamente accettano in modo acritico gli esseri umani proprio perché nell’antica vita del branco era sensato accettare ogni individuo con le sue peculiarità” (Ibidem).

La predisposizione al gioco

“Il cane riposa, mangia, gioca, fa sesso, gode della compagnia. L’uomo riposa poco o male o troppo, mangia irrazionalmente, non sa giocare, si occupa di dettagli avulsi dal loro contesto e in compagnia si preoccupa più di sentirsi accettato che di esprimersi” (G. Ravaglia).

—> Quando, in quanto umani, si disimpara a giocare? Quando si diviene adulti. Ci hanno trasmesso che giocare o essere creativi sia poco produttivo. E quindi, fine dei giochi. E non solo. Si smette di giocare e diventando grandi, si imparano modi per divertirsi, quindi non di godersi la vita nella sua realtà, ma di divertere la realtà, ovviamente nel tempo libero. L’essere umano “nel tempo libero si sforza di divertirsi, cioè di procurarsi le sensazioni che ha imparato a soffocare nel suo tempo lavorativo. Poiché gli umani non riescono a far rinascere nell’orticello del tempo libero o delle vacanze ciò che hanno distrutto, sperimentano strane forme di scoraggiamento alla fine di ogni giorno festivo o di ogni vacanza” (G. Ravaglia).

Le capacità disinnescanti osservabili all’interno del branco

“Il bizzarro modo in cui gli umani pensano a loro stessi, esaminano la realtà e interagiscono con i loro simili rende l’esistenza umana misteriosa per i cani. Sembra che la distruttività e l’irrazionalità degli umani possano essere spiegate solo in termini emozionali. I cani, per amore e per simpatia hanno sempre trovato il modo di perdonare ed accettare le cose più strane dei loro amici bipedi implumi.”

Il cambiamento, come è noto, non è un processo lineare. La consapevolezza del benessere generato dallo stabilire un contatto sempre più caloroso, attento e vitale con il proprio cane e con se stessi, è un inizio di cambiamento che può portare ad imparare a vivere meglio.

Indicazioni bibliografiche

  1. Ravaglia (), Razionalità canina e irrazionalità umana.
  2. Gallimann (2001), Elefanti in giardino, trad.it. Mondadori, Milano, 2001
  3. Keyes (1959), Fiori per Algernon, trad.it. Longanesi, Milano, 1973.
  4. London (1903), Il richiamo della foresta, trad.it. Rizzoli, Milano, 1953, rist. 1975.
  5. Lopez (1978), Lupi, trad.it. Piemme, Casale Monferrato, 1999.
  6. Lorenz (1950), E l’uomo incontrò il cane, trad.it. Adelphi, Milano, 1973.
  7. M. Masson (1995), Quando gli elefanti piangono, trad.it. Baldini&Castoldi, Milano, 1996.
  8. M. Masson (1997), I cani non mentono sull’amore, trad.it. Baldini&Castoldi, Milano, 1997.
  9. Montagu (2001), Il linguaggio della pelle, 2001
  10. Morris (1986), Il cane, trad.it. Mondadori, Milano, 1988.
  11. M. Thomas (1993), La vita segreta dei cani, trad.it. Longanesi, Milano, 1994.
  12. M. Thomas (2000), La vita sociale dei cani, trad.it. Longanesi, Milano, 2001.

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