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Scrivere per stare bene: la Scrittura Espressiva

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Si potrebbe pensare che le persone che tengono un diario siano felici, sane e creative. Purtroppo, le cose non sono così semplici e consequenziali: possono esserci differenze sorprendenti nel modo in cui persone diverse tengono e usano i loro diari.   

C’è chi scrive solo nei momenti difficili o stressanti. C’è chi scrive quasi quotidianamente, ma poi smette quando sopraggiunge un problema o uno stress. E queste due possibilità presuppongono l’esistenza di due funzioni della scrittura differenti.  

Nel primo caso è un mezzo di fronteggiamento, nel secondo è un mezzo sul quale interviene il meccanismo dell’evitamento.  

Cos’è la scrittura espressiva? 

La scrittura espressiva è una tecnica che consiste nell’impiegare da 15 a 20 minuti al giorno, per tre o quattro giorni, scrivendo a proposito di un’esperienza (traumatica). Questo semplice esercizio migliora la salute fisica e mentale per settimane, mesi e persino anni se comparato alla scrittura di argomenti emotivamente neutrali.  

Non è una forma di diario. Non è una pratica che aiuti a diventare romanzieri o sceneggiatori. È una tecnica che aiuta le persone a comprendere e a gestire i disordini emotivi della vita. È un po’ come un auto terapia senza pretese stravaganti. Risulta accattivante in quanto metodo largamente provato scientificamente e, soprattutto, di facile accesso e utilizzo. 

Assunti essenziali sul metodo della scrittura espressiva 

Le persone devono scrivere a proposito dei gravi traumi che sperimentano nella vita. Le persone che hanno tenute segrete delle esperienze negative, o non le hanno rivelate completamente ad altri, devono scrivere. Più ci si immerge nelle proprie sensazioni negative, più probabilità la scrittura avrà di funzionare. Il metodo della scrittura è relativamente potente e funzionerà per quasi ogni tipo di problema di salute mentale o fisica. 

La scrittura risulta efficace con un’ampia gamma di argomenti:  

  • Esperienze traumatiche pregresse;  
  • Sconvolgimenti attuali o recenti di entità relativa media o grave; 
  • Applicazione di correttivi al corso della propria vita, una sorta di inventario esistenziale, per placare la mente. 

Gli approcci alla scrittura espressiva possono essere di cinque tipi: 

  • Scrittura espressiva standard: pensieri e sentimenti riguardo un evento traumatico stressante. Si scrive a proposito di uno o più argomenti nel corso di sessioni separate. 
  • Elaborazione cognitiva: pensieri e sensazioni che tentano di ricavare maggiore consapevolezza o di fare chiarezza riguardo un evento traumatico stressante. 
  • Esposizione semplice: pensieri e sentimenti intimi che cercano il medesimo evento durante tutte le sessioni di scrittura per incentivare l’acclimatamento o adattamento. 
  • Ricerca dei benefici: identificazione di un evento concentrandosi sugli aspetti positivi dell’esperienza, per esempio restringendo la prospettiva sul modo in cui si è cresciuti o cambiati in seguito all’evento o sul modo per essere preparati ad affrontare eventuali sfide future. 
  • La migliore versione possibile di sé: pensieri rivolti alla propria vita nel futuro, scrivendo di essa come se tutti gli obiettivi previsti fossero stati raggiunti attraverso l’impegno personale.  

Indipendentemente dall’approccio, le quattro caratteristiche da tenere sempre a mente sono: 

  • Argomento, quello che si sta vivendo come un problema nel momento presente. Se vi pare di sognare troppo frequentemente o di passare troppo tempo a pensare a un episodio o un’esperienza particolare, scrivere su di essa può servire a risolverla nella mente. Analogamente se c’è qualcosa che vorreste dire a qualcuno, ma tacete, esprimetevi per iscritto. Qualunque sia l’argomento è essenziale esplorare sia l’esperienza oggettiva sia i vostri sentimenti in proposito. Lasciatevi andare veramente e scrivete delle vostre emozioni più profonde: cosa provate e perché. Scrivete ininterrottamente, senza dare peso alla grammatica, punteggiatura, ortografia e struttura della frase. Se esaurite l’argomento o se a un certo punto vi sentite bloccati, non dovete far altro che ripetere quello che già avete scritto. 
  • Dove e quando, ossia ogni volta che se ne ha voglia o bisogno. Non è necessario scrivere sulle esperienze importanti tanto spesso. Non scrivere troppo. Non usare la scrittura come sostituto dell’azione o come strategia di evitamento. Essere moderati comporta regolazione anche nella trascrizione di pensieri e stati d’animo. Per il luogo, che sia appartato e tranquillo. 
  • Mantieni l’anonimato, è importante tenere per sé ciò che si è scritto. Una volta finito di scrivere si può anche strappare e gettare via il foglio, anche se per molti è difficile. Non si deve pensare di dover poi condividere con qualcuno quanto scritto, influenzerebbe il libero fluire delle sensazioni. Per la vostra salute è bene che il testo sia destinato solo a voi stessi.  
  • Non angosciarsi se non ci si sente subito meglio. Chiaramente dopo aver scritto ci si può sentire tristi o depressi. Questi stati d’animo passano in genere nell’arco di un’ora circa. In casi rari 2/3 giorni. L’esplorazione di pensieri e sentimenti reconditi non è una panacea. Ma senza dubbio favorisce la possibilità di prendere le distanze dalla propria vita per vederla più obiettivamente.   

Ultime considerazioni 

A conclusione di questo lungo excursus sulla scrittura, è importante ricordarsi che la scrittura non rappresenta la soluzione ad ogni male. È importante valutare che utilizzo personale si fa della scrittura, provando a chiedersi: Stai usando la scrittura come surrogato dell’azione? Se si può fare qualcosa per modificare una situazione spiacevole, è molto meglio farlo che limitarsi a scrivere. 

Scrivere è per te un esercizio intellettuale più che un’autoriflessione? È splendido essere brillanti, ma l’intelligenza, la filosofia e gli studi classici non garantiscono stabilità emotiva e conoscenza di sé. L’intellettualizzazione non migliora la salute. 

Stai usando la scrittura per poterti lamentare liberamente? È importante ricordare che la scrittura è utile nella misura in cui ci si trova costretti a chiedersi come e perché ci si sente come ci si sente. Lamentarsi, sfogarsi spesso non serve ad altro che ad alimentare le emozioni di cui ci si lamenta. Questo aspetto riguarda coloro che si rivelano spesso anche intimamente, senza riflettere su di sé, senza esplorare le emozioni né il senso degli eventi.  

Il tuo scrivere è un esercizio di auto riflessione o di interesse eccessivo per se stessi? La riflessione su di sé è una sorta di feedback in base al quale decidere se è necessario aggiustare il corso della vita. Questi momenti devono poter essere confinati, c’è un punto oltre il quale questa attività può divenire eccessiva. Quando meditiamo su noi stessi, al punto di interessarci soltanto di ciò che ci riguarda, ci troviamo in un processo disadattivo.  

Scrivere funziona come parlare con le persone, ma senza implicazioni sociali. La scrittura per tutti questi motivi presenta enormi e importanti affinità con la Psicoterapia. In entrambi casi, a mio parere, ci si dovrebbe rivolgere a questi metodi come difese preventive, per aiutarci a mantenere l’organizzazione emozionale e orientare la nostra bussola psicologica.  

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