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Lo stress traumatico: cosa succede quando un evento è imprevedibile

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Nell’articolo precedente abbiamo analizzato in linea generale il concetto di “Stress psicofisico e psicosociale” determinato dalla pandemia da COVID-19.

Il COVID-19 ha fatto irruzione nella nostra vita, prepotentemente e l’epidemia si è diffusa in modo rapido e in certi casi traumatico, sconvolgendo i normali meccanismi di difesa con cui ciascuno era abituato a fronteggiare la realtà.

Quando si vive qualcosa di traumatico (che si tratti di un incidente, di una guerra, di un disastro naturale o ..di una pandemia) si innesca una risposta fisiologica, inconscia, automatica e istintiva dell’organismo che si espleta sia sul versante fisico sia su quello psicologico.

Facciamo chiarezza: il termine “trauma” deriva dal greco e significa ferita, lacerazione, rottura. In ambito medico, il termine viene usato per indicare lesioni provocate da agenti, che hanno una forza superiore alla resistenza di tessuti e organi. In neuropsichiatria, la parola sta a indicare una lesione del sistema nervoso, causata da avvenimenti che irrompono bruscamente e in modo distruttivo (Galimberti, 1992).

In psicologia, diverse scuole di pensiero hanno contribuito alla concettualizzazione di cosa nella vita di un essere umano può risultare traumatico a livello psicologico e hanno tentato di dare una definizione del trauma. Il trauma è un evento o più eventi di origine esterna, più o meno violento, inatteso, capace di disorganizzare l’equilibrio psicofisico e che, una volta terminato, potrebbe funzionare come un corpo estraneo in grado di produrre effetti patogeni e duraturi sulla psiche dell’individuo coinvolto.

Nella vita possono sopraggiungere vari tipi di eventi traumatici. I traumi e i loro effetti più devastanti sulla psiche possono arrivare a costituire nuclei psicopatologici, che se non elaborati, possono essere alla base di patologie e disturbi diversi. Sembrerebbe che il trauma sia insito nell’esistenza.

Per capire in modo più approfondito quanto espresso, aiutiamoci con la metafora della tigre:

Sei in una jungla, spunta fuori una tigre!

Cosa fai? Cosa fanno le persone intono a te? C’è chi grida, urla e chi invece rimane senza fiato in silenzio. Chi scappa, corre via non si sa dove e chi invece rimane pietrificato (tutte risposte involontarie date dal meccanismo di attacco/fuga).

Tutti i muscoli sono tesi, il cuore batte forte, in un istante il corpo si è preparato per affrontare la situazione, in qualche modo, in un modo automatico, inconscio, istintivo.

Ora, invece, immagina di andare allo zoo e vedere la tigre in gabbia.

Cosa fai? Cosa fanno le persone intorno a te?

Probabilmente non ci sono le reazioni di prima, forse succede qualcosa di meno istintivo, meno automatico ma molto più razionale e cognitivo, ad esempio pensi che non sia giusto tenere in gabbia questa bestia e dovrebbe stare nel suo ambiente naturale oppure ti limiterai ad ammirarne la bellezza.

In questo caso il corpo non si prepara come prima per affrontare la situazione.

Adesso immaginiamo un’ultima situazione: la tigre ci attacca.

In un istante, nel momento in cui la tigre attacca, il corpo si prepara a reagire con le sue strategie senza riuscire a metterle in atto, non può fuggire, non può attaccare. Si può ‘congelare’, per non sentire il dolore e le emozioni correlate.

Fortunatamente tutto va bene e miracolosamente la persona sopravvive: cosa le potrebbe succedere nel futuro a seguito di questo evento? In assenza di una elaborazione / risoluzione di qualsiasi evento traumatico qualcuno tornerà naturalmente alla normalità, qualcun altro no.

Sono (il COVID-19 così come l’attacco della tigre) due eventi traumatici, due esperienze stressanti.

Lo stress traumatico si può manifestare nel tempo attraverso diverse fasi e con aspetti differenti: la percezione delle proprie scarse risorse per fronteggiare i problemi e la sensazione di frustrazione e impotenza ad esempio. La reazione emotiva si può manifestare in una intensificazione dell’attivismo, spesso con poca ponderazione oppure esprimersi attraverso una fredda distanza dalla propria vita.

La sintomatologia è individuabile generalmente in malessere fisico (come malattie a carattere psicosomatico) e psicologico (insonnia, ansia, depressione e irritabilità) che si manifestano nel lavoro e fuori del lavoro (assenteismo, demotivazione, ritualismo, disinteresse, cinismo, disagi sull’asse ansioso/depressivo, disturbi sessuali, dell’alimentazione, del sonno) fino ad assumere tratti di comportamento che si avvicinano progressivamente a patologie psicologiche vere e proprie.

Lo stress richiede all’organismo un dispendio di energia e se l’organismo ha sufficiente energia per far fronte alla richiesta non c’è problema. Il guaio sorge quando la richiesta è eccessiva: in questo caso la risposta normale e salutare sarebbe quella di ritirarsi dalla situazione. Ma non sempre è possibile. Tutti gli animali seguono questo modello di comportamento regolato dal principio piacere-dolore. Noi troviamo piacevole vivere quando abbiamo sufficientemente energia per rispondere alle richieste della vita, mentre quando sono eccessive o l’energia è insufficiente, lo stress si trasforma in altro, ad esempio angoscia, che è dolorosa.

Il principio piacere-dolore dice che tutti gli organismi cercano il piacere e si sforzano di evitare il dolore. Gli esseri umani sono governati anche da un altro principio: il principio di realtà: secondo il quale una persona rinuncerà al piacere o sopporterà il dolore se crede che tale comportamento porterà ad un piacere maggiore o a evitare un dolore più grande in futuro. È a causa di questo principio che le persone non si sottraggono sempre alle situazioni angoscianti o dolorose o stressanti.

Lo stress traumatico è diverso dallo stress generico. Durante un evento traumatico, la persona si può sentire impotente, debole, indifesa, senza risorse, incapace di agire di fronte alla minaccia e sperimenta dentro di sé delle sensazioni che possono essere fonte di estremo dolore e sofferenza.

Quando si presenta qualcosa di improvviso, imprevedibile e fonte di dolore, la nostra mente tenta di dare un senso a ciò che è accaduto per poter correre ai ripari, per evitare e proteggerci da pericoli e attacchi futuri. Spesso i sopravvissuti ad eventi traumatici provano sensazioni legate alla propria inadeguatezza, irresponsabilità, difettosità, generando contenuti di autoaccusa e autosvalutazione legati a ciò che è accaduto, fino al senso di colpa.

A quel punto iniziano a pensare di essere “sbagliati o di “aver fatto qualcosa di sbagliato”.

Attraverso l’elaborazione e all’interno di una buona psicoterapia è possibile superare convinzioni che contribuiscono ad alimentare l’idea di non essere in grado di affrontare il pericolo, gli stress e i traumi e di difendersi in modo sano. La Psicoterapia psico-corporea è molto indicata in quanto oltre al livello espressivo verbale lavora molto anche sul piano del non verbale/corporeo. Una via verso l’integrazione delle memorie traumatiche. Sì, perché il corpo è sede di tutte le memorie.

Della psicoterapia corporea, ne parleremo approfonditamente nel prossimo articolo.

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